Born to run – 67 volte Bruce!

Poche settimane prima dell’inizio dei 3 attesissimi concerti italiani che segneranno finalmente il tanto atteso ritorno del Boss in Italia con il “The River Tour” (prima tappa a San Siro il 3 luglio), navigando in rete mi imbatto in una espressione, lo “Springsteen a San Siro”, coniata da un fan del Boss non dell’ultima ora, per descrivere la sempre più dilagante moda di persone comuni-semplici amanti del rock di assistere ad un suo concerto nella Scala del calcio (moda che avrebbe causato in Italia la crescita non solo del prezzo dei biglietti ma avrebbe anche reso difficilissima ed estenuante la caccia al biglietto per il settore più ambito, il prato, soprattutto per i concerti di San Siro).

Condivisibili o meno le argomentazioni del nostro amico springsteeniano, il fenomeno de lo “Springsteen a San Siro” scatena nel sottoscritto un dubbio: come può un fan occasionale, qual era il sottoscritto, il fan da “Springsteen a San Siro”, diventare un grande fan del Boss; come può dal nulla nascere questo amore incondizionato per il Boss.

La risposta al mio dubbio è facile da trovare ed è racchiusa in quella che ormai è diventata una delle frasi più famose nel mondo del rock, una verità indiscussa che non lascia spazio ad altre considerazioni, obiezioni o repliche di qualsivoglia natura: il mondo si divide tra chi ama Bruce Springsteen e chi non lo ha mai visto dal vivo. Una verità inconfutabile che chiunque abbia visto almeno una volta il Boss dal vivo può affermare, certificare e sottoscrivere anche con il proprio sangue.

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E anche il sottoscritto può affermare, certificare e sottoscrivere che è così, che il suo amore incondizionato sia nato da un semplice concerto. Arrivato a Milano il 25 giugno del 2008 per assistere al suo primo concerto dei KISS, da fan occasionale del Boss qual era (uno di quelli che canticchiano a mala pena Born in the Usa e qualche altra manciata di canzoni per lo più note alla massa grazie ad MTV), il giorno dopo si è ritrovato a San Siro, quasi per caso, trascinato da uno springsteeniano DOC, ad assistere al suo primo concerto del Boss, solamente con l’entusiasmo e la consapevolezza che partecipare a quel grande raduno rock sarebbe stata una cosa strafiga agli occhi di chiunque (immaginate la figata di raccontare di essere stato a San Siro – per me la prima volta – per assistere al concerto di una leggenda del rock); mi apprestavo ad assistere al concerto con la voglia di dire “io c’ero”: insomma il sottoscritto incarnava a pieno titolo l’espressione lo “Springsteen a San Siro”.

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Sta di fatto che, canzoni a parte, quella sera uscendo da San Siro, il concerto dei KISS del giorno prima (con tutti quegli effetti speciali, un Paul Stanley che vola sul pubblico e i fuochi d’artificio) passò immediatamente in secondo piano. Uscendo da San Siro e nei giorni seguenti mi ritrovai nella stessa condizione di un bambino che mette piede a Disneyland, in uno stato di meraviglia e allucinazione costante, frastornato come se fossi stato “accecato dalla luce”: in poche parole quella sera smisi di essere un fan occasionale, un fan dell’ultima ora, diventando a tutti gli effetti – sia pur in quel momento inconsapevolmente -, un fan di Bruce Springsteen e della storica E Street Band; entrai a pieno titolo nella categoria di persone che amano Springsteen … e che non possono più fare a meno di vederlo dal vivo.

Mi resi conto poi negli anni seguenti di avere preso parte per caso ad un rito che ormai si ripete sistematicamente ad ogni concerto del Boss e che continuerà a ripetersi finchè il Boss avrà fiato per salire su un palco, a San Siro come in qualsiasi altra parte del mondo. Un rito che, potete stare certi, si ripeterà anche per le prossime tappe italiane del The River Tour.

Ad ogni concerto del Boss ci saranno sempre nuovi fan occasionali, semplici curiosi, amanti del rock o della musica in generale, giovani e meno giovani attratti dal fenomeno Bruce Springsteen, gente che vorrà partecipare ad un suo concerto per potere dire “io c’ero”, fan che al termine di questi nuovi concerti passeranno dall’altro lato della barricata, diventando nuovi proseliti dell’ormai unico “profeta” del rock di nome Bruce Springsteen, proseliti convertiti alla musica del Boss.

Che sia ancora oggi figo partecipare ad un suo concerto, soprattutto se si tratta di San Siro, è fuori discussione. Ma figaggine a parte, le ragioni per cui ogni suo concerto è speciale (al punto da “convertire” sistematicamente masse di fan occasionali in fan sfegatati) sono davvero innumerevoli: perché si tratta del più grande concerto rock mai visto quanto ad intensità, carica emotiva, coinvolgimento, emozioni, uno show di oltre 3 ore e mezzo in cui una delle poche certezze è che il Boss non si risparmierà, non risparmierà se  stesso né i suoi compagni della E Street Band, né ogni singolo spettatore (una volta Clarence Clemmons dichiarò ironicamente che in occasione di uno loro concerto il Boss aveva talmente tirato la corda costringendo i suoi a suonare con una intensità tale che pensava che sarebbe morto da un momento all’altro); perchè farà di tutto ciò che è umanamente possibile per rendere ogni singolo istante e ogni singolo concerto unico e più indimenticabile di quello precedente; perché significa partecipare ad uno show unico dove non ci sono effetti speciali, fuochi d’artificio, nessuno vola sul pubblico, dove non ci sono palchi o installazioni iper tecnologici, dove invece lo stupore e la meraviglia degli spettatori vengono catturati soltanto dalla musica del Boss e della sua inseparabile Band; perchè ciò che conta è solo ed esclusivamente la musica non il resto; perché significa fare un viaggio unico che ripercorre 40 anni del grande romanzo americano, dove non si sa mai quale brano verrà dopo (la E Street Band è preparata su oltre un centinaio di canzoni); perché significa essere parte attiva di un evento che segnerà la storia del rock; perché Bruce e la sua musica – e ovviamente la sua E Street Band – sono la quinta essenza del Rock’n’Roll; perché con lui il rock ha trovato il più grande artista, cantautore e showman di tutti i tempi capace di esprimere e raccontare quelle emozioni e quella libertà che solo il rock può regalare.

Tra pochi giorni il Boss tornerà ad esibirsi a San Siro, Scala del calcio, così un paragone con questo sport nasce spontaneo: amare il Boss e seguirlo in concerto è un po’ come amare la propria squadra di calcio e seguirla ovunque, anche in trasferta, con l’unica grande differenza: con il Boss sai già come andrà finire; non ci saranno mai gioie e dolori, vittorie e sconfitte; con il Boss ci saranno sempre e solo gioie e grandi vittorie (che ormai a San Siro scarseggiano da parecchio tempo); gioie e vittorie ma soprattutto grandi, grandissime emozioni che soltanto un festa rock – la più grande di sempre – può regalare.

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